7 – La Vitalità d’impresa

Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Il famoso settimanale londinese The Economist ha pubblicato i risultati di un concorso indetto dalla medesima testata, mirato a verificare chi, tra i partecipanti appartenenti alle diverse professioni, fosse in grado di predire con maggior precisione lo stato dell’economia britannica nei dieci anni a venire. Ebbene, sembrerà incredibile ma tra i primi a classificarsi, come migliori corsisti, sono stati i lavoratori della nettezza urbana. Sissignori, proprio così, i netturbini si sono piazzati nelle prime posizioni del concorso, alla pari con tre top manager di altrettante multinazionali.

Evidentemente – ha commentato The Economist – i bidoni della spazzatura, se esaminati con occhio attento, possono essere degli ottimi indicatori economici”.

Il pensiero e la visione strategica dipendono dalla capacità di percepire, presagire e cogliere indicazioni utili da segnali deboli che, agli occhi dei più, possono passare del tutto inosservati. Va da sé che non possono essere sviluppati da persone che prediligono rapporti e fogli di carta traboccanti di numeri. Occorre quindi bilanciare la plausibile evoluzione degli scenari esterni con le aree di vitalità interne all’azienda.

Con questo non voglio intendere che i fattori tangibili (Hard) quali i bilanci economici/finanziari non siano importanti, anzi, dico solo che, in quanto consuntivi, ci raccontano quello che è stato il passato, ma non ci danno nessuna indicazione di quello che sarà lo scenario futuro.

I Fattori cosiddetti intangibili (Soft) o segnali precoci, invece, possono prefigurarci una visione prospettica d’impresa e svelarci se l’azienda potrà essere in grado di affrontare le diverse e impegnative sfide che il mercato odierno continua a lanciare.

Vediamo ora quali possono essere alcuni dei fattori cosiddetti intangibili:

  • L’immagine aziendale deve essere coerente con ciò che intende rappresentare;
  • Dipendenti soddisfatti di lavorare in azienda;
  • Elevati livelli di energia;
  • Senso di appartenenza;
  • Sufficiente abilità d’innovazione aziendale;
  • Monitoraggio costante delle capacità di apprendimento e verifica delle conoscenze acquisite da ogni risorsa umana in seno all’azienda;
  • Ambiente favorevole alle relazioni interpersonali e al lavoro in team;
  • Clienti soddisfatti e fedeli all’azienda.

L’azienda che abbia in sé questi otto fondamentali fattori, per riflesso, avrà a sua disposizione una serie di indicatori precoci in grado di fornirle costantemente informazioni sull’orientamento del lavoro e sulla propria capacità futura di generare profitti a prescindere, relativamente, dalle mosse della concorrenza. Nel lungo periodo la performance economica sarà la logica conseguenza dell’attenzione che avrà dimostrato nei confronti dei succitati segnali precoci.

Per sviluppare un efficace pensiero strategico e garantire la sua corretta applicazione occorre possedere, per dirla in metafora, la visione d’insieme della foresta cogliendone l’estensione e i confini e, allo stesso tempo, saperne osservare i dettagli; ovvero le caratteristiche dei singoli alberi. D’altronde, che tipo di strategia può scaturire da qualcuno che abbia solo la visione dall’alto della foresta, ma che in realtà non ha mai visto da vicino un albero in vita sua?

La risposta a molte di queste domande è più che ovvia, tuttavia in concreto nelle aziende vi è una preoccupante mancanza di consapevolezza su questi aspetti. E’ forse più importante sapere di aver ottenuto oggi ottimi risultati, piuttosto che essere certi di ottenerne altrettanti nei prossimi anni?

Giovanni Matera

Per consultare altri miei articoli:

https://www.facebook.com/pg/ricercaeformazionedigiovannimatera/notes/

Ispirato da: “Quando cambiare”. Autore, Franco D’egidio. Editore, Francoangeli

6 – Gli “intangibili” per vincere

“L’impresa, prima gradualmente e poi improvvisamente, entrò in una profonda crisi finanziaria e fallì”. Perché?

Quali sono i motivi che hanno fatto chiudere quell’azienda?

La risposta non è semplice, perché diverse cose non avevano funzionato. La questione fondamentale è che l’azienda valutava le sue capacità e le qualità della sua performance solo attraverso l’analisi dei risultati economico-finanziari, la cui importanza è fuori discussione, ma che hanno un grosso limite: sono a consuntivo. Sono cioè espressione del passato, appartengono alla storia dell’impresa, non forniscono alcuna indicazione utile circa la capacità di generare valore in prospettiva e competitività futura.

L’azienda di cui stiamo parlando era caratterizzata da un’eccessiva focalizzazione sugli aspetti tangibili “hard” dell’organizzazione (costi, ricavi, tecnologie, strutture e sistemi) e dedicava scarsa attenzione a quelli intangibili, fondamentali per competere nella nuova era, in continua mutazione, in cui l’azienda era decisamente entrata senza accorgersene.

Da questa rapida cronaca di un fallimento non annunciato, emerge una lezione da apprendere. Oggi gli aspetti intangibili “soft” quali la capacità di innovare l’immagine, la corporate identity, la vivacità intellettuale e la customer satisfaction, per citarne solo alcuni, rappresentano la vera competitività dell’impresa e ne misurano la vitalità nel tempo.

Nella passata era capitalistica, il capitale e il lavoro erano i fattori produttivi fondamentali. Oggi, in pieno periodo post-capitalistico, invece, l’economia vede l’informazione come elemento chiave per conseguire la conoscenza. La conoscenza è diventata il vero fattore critico di successo. Non è più una delle tante risposte, ma la risposta principale. Sicché, in questo evo di conoscenza e di immaginazione, è necessario saper comprendere e gestire i paradossi di due tesi contrapposte, ad esempio, le quali possono essere vere entrambe. Ciò che una volta sembrava distinto, chiaro e separato, oggi appare indistinto, confuso e indeterminato. Tutto è stravagante, come in una fiction.

In questa realtà caratterizzata da un’ipercompetizione e quindi da una vasta scelta, il cliente è divenuto un mattacchione ammiccante che ama di più la sorpresa e i paradossi; si è fatto imprevedibile e, di conseguenza, i mercati sono diventati il tipico esempio di sistema non lineare e caotico nel quale l’esercizio della previsione tradizionale è sempre più inadeguato, se non addirittura dannoso. Il nuovo management, formato sulla razionalità di ciò che è tangibile e misurabile, è costretto a confrontarsi con sistemi inediti e contraddittori ai quali non è in grado di far fronte.

Insomma, i vari studi e le diverse strategie imprenditoriali finalizzate al solo incremento del profitto e alla mera espansione dell’azienda, stanno cedendo il passo ai cosiddetti intangibili: all’esperienza, alla conoscenza, a quelle aziende che hanno saputo costruire e consolidare nel tempo un’immagine, professionalmente ed eticamente affidabile, mediante cui sono riuscite a intessere dei rapporti leali e soddisfacenti con i propri collaboratori, con i fornitori e soprattutto con i clienti grazie ai quali possono vantare brillanti consuntivi e ben sperare su altrettanti rosei preventivi.

Giovanni Matera

Per consultare altri miei articoli:

https://www.facebook.com/pg/ricercaeformazionedigiovannimatera/notes/

Ispirato da: “Quando cambiare”. Autore, Franco D’egidio. Editore, Francoangeli

5 – Pilota o Passeggero?

“Rendiamoci conto di una cosa: il giro sulle montagne russe è appena cominciato; rimaniamo sereni ma, nello stesso tempo, agiamo in modo deciso. Questo scenario competitivo è la nuova normalità”.

Inizia cosi il seminario “Le Abitudini per il successo” organizzato dalla Matera Arredamenti, nell’Auditorium comunale (ex Purgatorio) il 30 marzo scorso. Il seminario rientra nelle iniziative volute dal sindaco Giuseppe Cristella a sostegno delle imprese e del mondo del lavoro.

La domanda ricorrente dei giovani imprenditori presenti al seminario è stata sul perché alcune aziende, sia piccole sia grandi, nonostante il momento di complessità economica, sembrano non risentire o avvertire meno la cosiddetta crisi?

Ciò che differenzia queste aziende dalle altre è che, loro, in testa, hanno un preciso progetto da perseguire. A dimostrazione che dove vi sono idee, possono esserci altrettante possibilità d’uscita; dove è presente la nuova “vision”, vi è anche la convinzione di farcela.

Insomma anche in questo nuovo e non facile scenario che va prospettandosi, ci saranno diversi settori che, volenti o nolenti, faranno da traino per l’economia generale. Mi riferisco all’ambiente, al risparmio energetico, alla sicurezza del lavoro, ecc…

La natura di quella che oggi chiamiamo “crisi” è indubbiamente finanziaria (e non ancora economica) i cui risultati, però, non devono intimorirci e farci recedere fino a deporre l’unica arma efficace contro di essa: la “vision”; che sarebbe la proiezione del nostro sguardo verso un orizzonte più ampio, dove poter realizzare nuovi sogni e nuovi progetti.

La prima cosa da capire, se davvero desideriamo ottenere buoni risultati nelle aziende, come nella vita, è compiere delle azioni! Ma prim’ancora delle azioni, occorre avere delle idee! Poiché, come sappiamo, sono le idee che muovono il mondo.

La seconda cosa da tenere bene a mente è che, mutare un’idea, ha un prezzo! Costa energia, attenzione, tempo ed equilibro cognitivo. Si tratta di costi immediati, a fronte di vantaggi differiti e per nulla sicuri (vi sono persone che non cambiano lavoro, pur essendo infelici di quello che fanno). Il costo più alto per tale cambiamento è, senza dubbio, di tipo emotivo: molte delle nostre idee parlano di noi stessi, del gruppo cui apparteniamo, e il cambiamento significa rinunciare a una parte della nostra identità. Per di più, queste idee “forti”, recano in sé un corollario di opinioni che non possono essere messe in discussione senza provocare disagio.

Allora, l’avventura è appena cominciata; adesso sta a noi decidere, se essere piloti o passeggeri in questo viaggio, sapendo che se non abbiamo una meta (non sapere cosa fare da grandi), siamo destinati a finire nella meta di qualcun altro.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

Puoi acquistarlo > www.giovannimatera.it

Ispirato da:“Le Abitudini per il successo” organizzato dalla Matera Arredamenti, Relatore, Michele Ciccolella.

4 – Cambio di paradigma

Ciascuno di noi è portato a pensare di vedere le cose così come sono, di essere perfettamente obiettivo, invece la verità è un’altra: noi vediamo il mondo non com’è in realtà, ma secondo la nostra soggettiva visione. Quando raccontiamo quello che vediamo, non facciamo altro che descrivere noi stessi, le nostre percezioni, i nostri paradigmi; e qualora gli altri non siano d’accordo con noi, immediatamente pensiamo che in loro ci sia qualcosa che non vada.

Persone assolutamente sincere e analitiche vedono le stesse cose in maniera diversa, ciascuna guardando attraverso le lenti uniche della propria esperienza.

Paradigma, dunque, sta appunto a indicare un modello, una teoria, un modo di percepire, un sistema di riferimento, in questo caso, del tutto personale. Sarebbe quindi il nostro modo di “vedere” il mondo, non soltanto in termini di percezione sensoriale, ma anche e soprattutto in termini di concezione, comprensione e interpretazione di esso.

Da quasi due anni, in momenti diversi e la dove ne ho avuto la possibilità, vado ripetendo una cosa semplice e nota a tutti: “Siamo entrati in una nuova economia. Il mondo è cambiato. Adesso dobbiamo cambiare anche noi, altrimenti saremo estromessi dal mercato”.

E ancora quando, in alcuni articoli precedenti, ho insistito sulla frase “Ma io cosa posso fare?”; cos’è, se non un salto di paradigma? Cioè, il superamento del “modello delegante” che ci vuole deresponsabilizzati e dipendenti da altri, a un “sistema protagonista” che ci vede liberi attori dei nostri destini. In altre parole, bisogna passare dal paradigma della dipendenza legata al Tu (o al voi): Tu ti prendi cura di me, tu non hai agito, tu sei l’artefice dei risultati; al paradigma dell’indipendenza e della responsabilità legata al Io : Io posso scegliere, io posso farlo, io sono responsabile e padrone di me stesso, io sono l’artefice dei miei risultati.

Vorrei chiudere questo mio articolo con una piccola storia marinara la cui eloquente metafora sarà senz’altro un efficace invito alla riflessione, per tutti.

Una nave da guerra pattugliava un settore particolarmente pericoloso del mediterraneo. C’era tensione nell’aria. La visibilità era scarsa, con banchi di nebbia; così il capitano era rimasto sul ponte a sorvegliare le varie attività dell’equipaggio.

Poco dopo l’imbrunire, l’uomo di vetta sul ponte annunciò:

“Luce a tribordo!”.

“E’ ferma o si allontana?”, gridò il capitano.

“E’ ferma, capitano”, rispose la vetta.

Questo significava che la loro nave da guerra era in pericolosa rotta di collisione con l’altra.

Il capitano ordinò al segnalatore: “Segnala a quella nave che siamo in rotta di collisione e vi consiglio di correggere la rotta di 20 gradi”.

Giunse di rimando questa segnalazione: “E’ consigliabile che siate voi a correggere la rotta di 20 gradi”.

Il capitano disse: “Trasmetti: io sono un capitano, correggete voi la rotta di 20 gradi”.

“Io sono un marinaio di seconda classe – fu la risposta – fareste meglio a correggerla voi la rotta, di 20 gradi”.

Adesso il capitano era furente. “Trasmetti – abbaiò -: sono una nave da guerra, perciò correggete la vostra rotta di 20 gradi”.

La risposta fu semplice: “Io sono un faro”.

La nave da guerra cambiò rotta.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

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3 – La forza dell’immaginazione

Quando tu desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”.                                                                                                              (Paulo Coelho)

L’altro giorno ero nel mio ufficio, tra mille carte e cose da fare e, invece di lavorare, ho cominciato a vagare con la mente. Mi sono rivisto ragazzo e ho ricordato i sogni di allora. Ho osservato bene l’ufficio. Il mio ufficio. Quindi, mi sono affacciato alla finestra e ho visto una bella azienda. La mia azienda; con dieci splendide persone che vi lavorano dentro: i miei collaboratori. Poi ho rivolto lo sguardo verso lo specchio, e mi sono sorpreso con gli occhi lucidi a parlare da solo:

Quei sogni di ragazzo si sono avverati. Oggi ho una stupenda famiglia, vivo e lavoro in un posto incantevole nella Terra delle Gravine, penso di essere una persona stimata, la mia impresa è in continua espansione…

Comunque, non è stata per nulla una passeggiata questa mia avventura, che dura da trentaquattro anni lungo i quali ho dovuto affrontare e superare numerosi e difficili ostacoli. Delle volte, in passato, preso dallo sconforto più profondo, sono stato sul punto di mollare tutto poiché, nonostante lavorassi come un matto, non riuscivo a fare alcun progresso. Ma il mio sogno era molto più forte delle mie disavventure, le mie mete molto più importanti degli sbarramenti che incontravo e, quindi, ho stretto i denti e allargato le spalle, tirando sempre dritto per la mia strada.

Per chi ha la propensione al fatalismo, potrebbe interpretare questa mia piccola storia come la somma di una serie di coincidenze favorevoli o magari attribuirla alla fortuna. E se non fosse proprio così?

Tutto quello che oggi sono riuscito a realizzare, è il frutto di quei sogni di ragazzo che, in seguito poi, ho anche appuntato su dei fogli di carta che consultavo e consulto tuttora periodicamente, per verificarne la loro conseguente attuazione pratica.

Con questo non voglio dire che le coincidenze o la fortuna non esistano, ma anche loro hanno bisogno del nostro intuito e del nostro impegno nel saperle individuare e coglierle al momento giusto, perché sono occasioni volatili che passano in un attimo. Ben vengano, dunque, ogni coincidenza favorevole e tutta la fortuna possibile, ma nel frattempo noi non possiamo stare seduti a far girare i pollici in loro attesa. Noi dobbiamo agire con la forza della nostra immaginazione.

Pertanto, se questo mio ragionamento ha un senso, non posso non insistere su un fondamentale concetto, a me tanto caro, con il quale, ogni essere umano che voglia realizzare qualcosa, deve necessariamente fare i conti:

“Tutte le cose sono create due volte: la prima nella nostra testa, la seconda nella realtà”.

Possiamo quindi dire che l’uomo non dovrebbe mai smettere di sognare, ma, al tempo stesso, dovrebbe anche impegnarsi a fondo per realizzare i suoi sogni.  Perché ciò accada o non accada, dipenderà solo dai due seguenti diversi modi di agire:

  • Continuare a credere nel proprio sogno, sempre e comunque, nonostante le delusioni, gli insuccessi e le influenze negative dell’universo a lui intorno, senza l’assillo di farcela in uno, cinque o trentaquattr’anni. Solo in questo modo potrà vederlo realizzato il suo sogno.
  • Lasciare invece che la sua immaginazione venga condizionata, alterata e stravolta dalle cattive notizie e dalle influenze negative dell’ambiente circostante. In questo caso diventerà estremamente “realista” o addirittura pessimista al punto da abbandonarlo quel sogno.

L’eccessiva razionalità e il pessimismo sono i nemici più feroci dei sogni; quindi, non bisogna dare credito a chi ci scoraggia e demotiva. Dovremmo dare, invece, più ascolto a quella vocina che è in noi, quella che ci dice: “Perché non dovrei realizzare i miei sogni? Io posso farcela!”. Lasciamoci guidare da quella voce, nutriamola, rinforziamola, perché è quella la grande forza che ci può permettere di realizzare i nostri sogni. Quella è la verità! E’ quello che rimane della nostra essenza non ancora inquinata dai pensieri negativi spinti contro di noi dall’ambiente che ti circonda.

Allora non smettiamo di sognare, ma anche di dare sostanza ai nostri sogni. Appuntiamoci delle chiare mete su un foglio perché, il solo fatto di scriverle, a volte, può produrci degli inaspettati e magici effetti.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

Puoi acquistarlo > www.giovannimatera.it

Ispirato da: “I nuovi condottieri” Autore Paolo Ruggeri, Engage srl – Gruppo Mind Consulting Italia srl.

2 – Scopri la tua “Voce”

Credo che nulla sia nato per caso, e che ogni cosa in natura abbia una sua precisa funzione.

Non voglio assolutamente entrare in una dimensione mistica, ma studiando e approfondendo gli argomenti trattati, negli articoli precedenti, ho capito che ogni essere umano presente su questa terra, abbia un qualcosa di unico e importante da realizzare. Sta a ognuno scoprire quale sia la propria missione, quale la propria voce.

A tale proposito, mi viene in mente una storia vera e molto bella che vorrei raccontarvi.

Una sera, in Scozia, verso la fine dell’800, un contadino che stava per terminare la sua lunga giornata di lavoro, udì delle urla di qualcuno in pericolo. Corse nella direzione di quella voce e vide un bambino che stava annegando nella palude. Allora, senza pensarci due volte e a costo della propria vita, si lanciò in quel temibile pantano e, con grande fatica, riuscì a tirare fuori il malcapitato bimbo dalle sabbie mobili, salvandolo da morte certa.

Il fato volle che quel bambino fosse figlio di un nobile. Una persona molto facoltosa che, per riconoscenza verso il salvatore del proprio figliolo, di notte piombò a casa del contadino e disse: “Senta, lei ha salvato la vita di mio figlio ed io le sarò per sempre riconoscente. Orbene, so che anche lei ha un figlio, lasci che io provveda al suo sostentamento economico affinché egli possa accedere alla migliore istruzione del Regno”.

E così, il figlio di quel contadino, grazie al generoso provvedimento del nobile signore, poté ricevere un’ottima istruzione e diventare un grande medico. Quel medico si chiamava Alexader Fleming, lo scienziato premio Nobel (1955) per la medicina, che ha salvato milioni di persone in tutto il mondo dalla tubercolosi, dalla polmonite e da tante altre malattie mortali, inventando, nel 1928, la penicillina!

Ma la storia non finisce qui, perché le vite del contadino e dell’uomo importante tornarono a incrociarsi ancora. Alcuni anni dopo, il figlio del nobile signore (lo stesso che molti anni prima stava per annegare nella palude) si ammalò gravemente di broncopolmonite e stava per morire; ma si salvò grazie alla penicillina inventata da Fleming. Il nome del figlio del nobile signore era: Sir Winston Leonard Spencer Churchill, primo ministro del Regno Unito dal 1940 al ’45 e dal 1951 al ’55, l’uomo che fermò l’avanzata di Hitler in Europa e premio Nobel per la letteratura nel 1953.

Morale della favola: il contadino, senza saperlo, con un solo gesto aveva cambiato il corso della storia dell’umanità, per ben due volte. La sua voce interiore era senz’altro quella di un’altruista, venuto sulla terra per compiere una grande azione dalla quale poi sono discese delle conseguenze tanto inaspettate quanto benefiche per l’intero genere umano.

Ora, proviamo a pensare a quel gesto che abbiamo compiuto, durante la nostra vita, di cui andiamo orgogliosi. Sicuramente si tratterà di un’azione che abbiamo fatto in favore di qualcun altro, e questo ci fa stare bene, ci motiva, ci accende; ed è la forza di cui abbiamo bisogno per creare il nostro capitale intangibile. Allora scopriamo la nostra voce, troviamo un senso più elevato alle nostre azioni e alla nostra vita.

C’è qualcosa di unico e importante che il mondo si aspetta da noi, e se non lo realizziamo, nessun altro potrà farlo in vece nostra. Ed è a questo punto che ci rendiamo conto di possedere talenti e mezzi di cui ignoravamo l’esistenza. Ed è a questo punto che ci sorprendiamo delle nostre stesse potenzialità.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

 Ispirato da: “Le dieci regole del successo”. Autore, Paolo Ruggeri, editore Armenia

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1 – Il Seme dell’opportunità

Venticinque anni fa, tornavo da Bari, cosa che facevo almeno due volte il mese, per acquisti inerenti all’attività di falegnameria, che, svolgevo in una struttura appena costruita del mio paese. Mi svegliai dopo tre giorni in un letto di ospedale. Non ricordo bene la dinamica dell’incidente ma ricordo che stavo messo male. La mia azienda in quel periodo non andava bene, la produzione di porte, aveva una marginalità cosi bassa da non coprire nemmeno i costi necessari al mantenimento della stessa struttura. Nonostante mi sforzassi di farcela , di sfondare,  di inseguire il successo e la felicità della mia famiglia, le cose non andavano per il verso giusto. Fu un colpo terribile, un colpo da KO. Avere delle “mete” da raggiungere e una “Prospettiva temporale”mi ha aiutato molto. Avere una prospettiva temporale significa guardare avanti, ti aiuta a non concentrarti sui problemi, ma, a come raggiungere le tue mete nonostante il momento non sia dei migliori.

Oggi a distanza di venticinque anni, benedico quel momento,nonostante la drammaticità del momento, perché grazie alle scelte che furono fatte in quel momento e a un rinnovato modo di vedere e gestire quella struttura nasce la “Matera Arredamenti”. Quello che si era presentato come un disastro, in realtà aveva portato con se una grandissima opportunità. Il concetto di seme dell’opportunità ha qualcosa di magico. Ogni disastro che ti colpisce (non perché te lo vai a cercare) porta con sé il seme di una grandissima opportunità. Non la capirai al momento del disastro, ma se ci comportiamo seguendo le regole del successo, (che abbiamo trattato nei precedenti articoli) ti metti in condizione di scoprirla e di poter utilizzare i suoi benefici. Forse è propria questa la “Provvidenza” che parlano gli antichi cristiani.

Vorrei che anche tu ottenga da questi articoli tutti i benefici possibili, sappi che se vai oltre senza aver scritto le tue mete ti mancherà un ingrediente importante.

Infatti, dopo aver analizzato molti fattori che contribuiscono al successo personale di una persona, si è scoperto che c’è ne uno più importante di tutti gli altri. Si chiama appunto: “Prospettiva temporale”. Queste persone raggiungono un grande successo personale e crescono in misura direttamente proporzionale alla “prospettiva temporale” con cui vedono le cose. Le persone che raggiungono i più elevati livelli sociali ed economici prendono decisioni e fanno sacrifici che potrebbero non ripagargli per mesi o addirittura per anni, ma che nel medio termine danno risultato strepitoso.

Le persone ai più bassi livelli nella società, per contro, sono persone che, qualsiasi cosa faccia, cercano una gratificazione immediata. La prospettiva temporale è molto limitata. Sono quei dipendenti che la sera non passa tempo a leggere un libro per migliorare la propria professionalità, ma preferiscono guardare la tv. Sono quei negozianti che invece di “perdere tempo” a costruire un rapporto con un cliente con il quale si potrebbero fare numerosi affari anche nel futuro, si limitano a cercare di concludere la vendita. Sono quegli imprenditori che invece di fermarsi un po’ con i propri collaboratori e formarli “affilare la lama”, ottenendo quindi un valido aiuto nel futuro, si limitano a “spremere” da loro quel po’ di lavoro in più che potrebbero ottenere in quel momento, ritrovandosi una forza lavoro non autonoma.

Per scrivere questi articoli ho dovuto rimandare numerose forme di “gratificazione immediata”: come trascurare la mia famiglia, trascurare alcuni clienti, alcune attività in azienda che, se avessi seguito più a fondo mi avrebbero fotto guadagnare di più, qualche giornata di vacanza in meno. Insomma ho pagato un prezzo, rinunciando a tante forme di gratificazione immediata. Quel prezzo però ora che la gente comincia ad apprezzare mi sta tornando indietro moltiplicato per cento e nel futuro continuerà a ripagarmi.

In un articolo precedente “Per fortuna c’è la crisi” dissi che proprio nei momenti di crisi sono nate le più grosse realtà aziendali. E’ evidente che questi uomini di successo in un’ ottica di prospettiva temporale pur in momenti drammatici hanno saputo cogliere il “Seme dell’opportunità”. Forse in quei momenti non era chiaro lo avrebbero capito molti anni dopo.

Forse la tua vita non sta andando per il verso giusto. Forse recentemente hai ricevuto un colpo durissimo de farti barcollare. Sappi però che in quel colpo, apparentemente terribile, è anche incluso il seme dell’opportunità che la vita ti ha fornito. Se saprai vivere in accordo con le regole del successo, saprai sfruttarlo.

A te la scelta, caro amico.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

Per consultare altri miei articoli:

 

Ispirato da: “Le dieci regole del successo”. Autore, Paolo Ruggeri, editore Armenia

“TEATRO A SCUOLA’’: MATERA ARREDAMENTI RICONFERMA IL SUO IMPEGNO NEL SOCIALE

Matera Arredamenti ancora nel sociale, anche allo sbocciare di quest’estate 2018. Dopo gli impegni di stampo formativo nelle scuole superiori del territorio (che proseguiranno nei mesi successivi) Matera Arredamenti di Giovanni Matera ha voluto riconfermare il proprio impegno e sostegno al fianco degli istituti comprensivi, sponsorizzando questa volta “Teatro a Scuola’’, realizzato dalla Scuola Media “Dante’’ di Laterza.


L’evento si è svolto presso la corte del Palazzo Marchesale, nel cuore del centro storico laertino, nella serata di giovedì 6 giugno. Ben due gli spettacoli organizzati,con la partecipazione del coro polifonico diretto dal Prof. Francesco Tria, anche regista assieme alla Prof.ssa Anna Maria Montanaro. Le scenografie sono state curate dalla Prof.ssa Caterina Mallano.


Dopo il saluto del Dirigente Scolastico, il Prof.Fabio Grimaldi, il sipario si è aperto con il musical “Attenti al semaforo’’, tutto incentrato sulla sicurezza stradale, con i giovanissimi protagonisti che impersonavano i più famosi cartelli stradali e che, attraverso le sette note, hanno giocosamente spiegato il loro significato nel contesto del codice della strada.


Durante la seconda parte, invece, gli alunni hanno messo in scena un simpatico scorcio di vita scolastica. Una commedia intitolata “Viva la grammatica’’, avente come tema le famose e a volte trascurate regole grammaticali della nostra lingua, sempre raccontate in modo ironico.
Matera Arredamenti di Giovanni Matera si è dimostrata nuovamente attiva nel territorio attraverso la promozione di tutti quegli eventi che caratterizzano il suo stesso cartellone.

Ciò, nell’ottica non solo del sostegno di iniziative di intrattenimento ed educative, come in questo caso, ma anche di un marketing a stretto contatto con il territorio e specialmente con le persone. Un marketing relazionale, insomma, volto a dare un contributo in più alla collettività, per uno scambio di emozioni che dura da oltre 40 anni.


Miki Marchionna