Diventa una figura chiave

 
Il mondo è cambiato, e con esso anche il lavoro.
Alle due categorie del precedente sistema (padroni e manodopera) se n’è aggiunta una terza, quella delle figure chiave.
Le figure cosiddette “chiave” sono persone che possiedono il dono della comunicazione, sanno fare la differenza: esse ci guidano e ci mettono in relazione con gli altri.
L’inesorabile declino dell’industria ha sconvolto l’intero sistema attorno al quale avevamo costruito le nostre vite. Questo può rappresentare una minaccia, ma anche una grossa opportunità. I rivolgimenti, d’ogni genere, fanno paura poiché il “nuovo” potrebbe non recare con sé vantaggi immediati. Ma questa volta abbiamo la possibilità di immettere nella vita sociale e sul mercato la versione migliore di noi e vederci anche premiati. Avremo bisogno, però, di un pochino di coraggio che ci permetta di liberare la nostra creatività e quel pizzico di sana follia insita in ciascuno di noi. Ciò, inevitabilmente, andrà in collisione con il “potere costituito”: la famiglia, la scuola, la chiesa, il capo, il governo; insomma, con la nostra cultura che sembra abbia stretto un patto faustiano per cui abbiamo rinunciato al nostro genio, in cambio del quieto vivere e di una stabilità apparente.
“Ci prenderemo cura di te, se farai quello che ti diremo, se sarai bravo a scuola, se sarai puntuale al lavoro. Ti pagheremo bene e ti assegneremo un posto fisso. Non dovrai essere brillante, fantasioso, né ti assumerai grandi responsabilità”.
Questo è il tacito accordo (a prima vista allettante) che la società ha firmato per ognuno di noi; e, su quest’accordo, ha organizzato l’intero sistema sociale e politico.
Tutto ciò ha funzionato, anche per un bel po’ di tempo, ma il progresso scientifico e tecnologico e la globalizzazione, cause di una maggiore competitività, hanno rimesso in discussione quell’”accordo” che, inevitabilmente, andrà rivisto e modificato, poiché non siamo nati per essere ingranaggi dell’enorme macchina sociale/industriale; pur essendo ben addestrati a esserlo.
Il mondo è cambiato, e con esso il lavoro; quindi, sperimentare la possibilità di una terza via (in aggiunta alle due categorie citate all’inizio), cioè quella di diventare una figura “chiave”, potrebbe essere un’idea per invertire la tendenza negativa di un sistema ormai superato.
Diventare una figura chiave richiede entusiasmo e impegno costante. Si tratta di intraprendere un percorso lungo il quale poter sviluppare gradualmente tutte quelle qualità che ci renderebbero indispensabili. Possiamo imparare da soli ma, come in tutte le cose, il primo passo è il più difficile: quello in cui ci si rende conto che occorre un’abilità; ma come tale la si può acquisire e migliorare, se saremo però disposti a socializzare, condividere, costruire nuovi rapporti e collegamenti relazionali.
In passato la prima categoria, quella dei “padroni”, impostava la propria filosofia aziendale sullo sfruttamento, sostituibilità e basso costo della seconda categoria, quella della “manodopera”. In questo modo è stato ampiamente dimostrato che l’indice di produzione di quelle aziende era inferiore rispetto alle unità lavorative impiegate e, in più, erano prive di umanità, individualità e rapporti interpersonali. Ciò, naturalmente, ne ha ostacolato il loro sviluppo causandone la conseguente discesa verso il basso. Al contrario, le aziende importanti e di successo, hanno via e più preferito puntare verso l’alto, tenendo in debita considerazione la manodopera, che poi è diventata “collaboratori” rispettati e incentivati. Ma hanno fatto ancora di più: hanno arruolato, pagandole in maniera adeguata, delle persone capaci di svolgere compiti difficilmente assolvibili da altri. Individui in grado di fare la “differenza”: nuove persone appartenenti alla già citata terza categoria, quella delle figure “chiave”, appunto.
Le figure “chiave” sanno come agire anche in mancanza di regole o direttive, hanno intuizione, creano i contatti, attuano le promesse, organizzano di tutto, rappresentano il punto di riferimento per colleghi e clienti, amano ciò che fanno è danno il meglio di sé, come se ogni volta dovessero realizzare un capolavoro.
Qualcuno potrebbe lecitamente eccepire che non tutti possono diventare delle persone “chiave”, ma potrebbe comunque risultare utile e vantaggioso, per chiunque, almeno provarci.
Giovanni Matera
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Giovanni Matera è nato a Laterza, nel 1955, dove dirige la Matera Arredamenti, della quale è proprietario. Sposato, con tre figli, è nonno di una splendida nipotina; è un fervido atleta di podismo amatoriale. È impegnato su vari fronti: nel sociale-culturale e nella promozione del territorio ionico. Scrive, di ricerca e formazione aziendale e umana, su diversi giornali locali e testate giornalistiche on line.

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