6 – Gli “intangibili” per vincere

“L’impresa, prima gradualmente e poi improvvisamente, entrò in una profonda crisi finanziaria e fallì”. Perché?

Quali sono i motivi che hanno fatto chiudere quell’azienda?

La risposta non è semplice, perché diverse cose non avevano funzionato. La questione fondamentale è che l’azienda valutava le sue capacità e le qualità della sua performance solo attraverso l’analisi dei risultati economico-finanziari, la cui importanza è fuori discussione, ma che hanno un grosso limite: sono a consuntivo. Sono cioè espressione del passato, appartengono alla storia dell’impresa, non forniscono alcuna indicazione utile circa la capacità di generare valore in prospettiva e competitività futura.

L’azienda di cui stiamo parlando era caratterizzata da un’eccessiva focalizzazione sugli aspetti tangibili “hard” dell’organizzazione (costi, ricavi, tecnologie, strutture e sistemi) e dedicava scarsa attenzione a quelli intangibili, fondamentali per competere nella nuova era, in continua mutazione, in cui l’azienda era decisamente entrata senza accorgersene.

Da questa rapida cronaca di un fallimento non annunciato, emerge una lezione da apprendere. Oggi gli aspetti intangibili “soft” quali la capacità di innovare l’immagine, la corporate identity, la vivacità intellettuale e la customer satisfaction, per citarne solo alcuni, rappresentano la vera competitività dell’impresa e ne misurano la vitalità nel tempo.

Nella passata era capitalistica, il capitale e il lavoro erano i fattori produttivi fondamentali. Oggi, in pieno periodo post-capitalistico, invece, l’economia vede l’informazione come elemento chiave per conseguire la conoscenza. La conoscenza è diventata il vero fattore critico di successo. Non è più una delle tante risposte, ma la risposta principale. Sicché, in questo evo di conoscenza e di immaginazione, è necessario saper comprendere e gestire i paradossi di due tesi contrapposte, ad esempio, le quali possono essere vere entrambe. Ciò che una volta sembrava distinto, chiaro e separato, oggi appare indistinto, confuso e indeterminato. Tutto è stravagante, come in una fiction.

In questa realtà caratterizzata da un’ipercompetizione e quindi da una vasta scelta, il cliente è divenuto un mattacchione ammiccante che ama di più la sorpresa e i paradossi; si è fatto imprevedibile e, di conseguenza, i mercati sono diventati il tipico esempio di sistema non lineare e caotico nel quale l’esercizio della previsione tradizionale è sempre più inadeguato, se non addirittura dannoso. Il nuovo management, formato sulla razionalità di ciò che è tangibile e misurabile, è costretto a confrontarsi con sistemi inediti e contraddittori ai quali non è in grado di far fronte.

Insomma, i vari studi e le diverse strategie imprenditoriali finalizzate al solo incremento del profitto e alla mera espansione dell’azienda, stanno cedendo il passo ai cosiddetti intangibili: all’esperienza, alla conoscenza, a quelle aziende che hanno saputo costruire e consolidare nel tempo un’immagine, professionalmente ed eticamente affidabile, mediante cui sono riuscite a intessere dei rapporti leali e soddisfacenti con i propri collaboratori, con i fornitori e soprattutto con i clienti grazie ai quali possono vantare brillanti consuntivi e ben sperare su altrettanti rosei preventivi.

Giovanni Matera

Per consultare altri miei articoli:

https://www.facebook.com/pg/ricercaeformazionedigiovannimatera/notes/

Ispirato da: “Quando cambiare”. Autore, Franco D’egidio. Editore, Francoangeli

5 – Pilota o Passeggero?

“Rendiamoci conto di una cosa: il giro sulle montagne russe è appena cominciato; rimaniamo sereni ma, nello stesso tempo, agiamo in modo deciso. Questo scenario competitivo è la nuova normalità”.

Inizia cosi il seminario “Le Abitudini per il successo” organizzato dalla Matera Arredamenti, nell’Auditorium comunale (ex Purgatorio) il 30 marzo scorso. Il seminario rientra nelle iniziative volute dal sindaco Giuseppe Cristella a sostegno delle imprese e del mondo del lavoro.

La domanda ricorrente dei giovani imprenditori presenti al seminario è stata sul perché alcune aziende, sia piccole sia grandi, nonostante il momento di complessità economica, sembrano non risentire o avvertire meno la cosiddetta crisi?

Ciò che differenzia queste aziende dalle altre è che, loro, in testa, hanno un preciso progetto da perseguire. A dimostrazione che dove vi sono idee, possono esserci altrettante possibilità d’uscita; dove è presente la nuova “vision”, vi è anche la convinzione di farcela.

Insomma anche in questo nuovo e non facile scenario che va prospettandosi, ci saranno diversi settori che, volenti o nolenti, faranno da traino per l’economia generale. Mi riferisco all’ambiente, al risparmio energetico, alla sicurezza del lavoro, ecc…

La natura di quella che oggi chiamiamo “crisi” è indubbiamente finanziaria (e non ancora economica) i cui risultati, però, non devono intimorirci e farci recedere fino a deporre l’unica arma efficace contro di essa: la “vision”; che sarebbe la proiezione del nostro sguardo verso un orizzonte più ampio, dove poter realizzare nuovi sogni e nuovi progetti.

La prima cosa da capire, se davvero desideriamo ottenere buoni risultati nelle aziende, come nella vita, è compiere delle azioni! Ma prim’ancora delle azioni, occorre avere delle idee! Poiché, come sappiamo, sono le idee che muovono il mondo.

La seconda cosa da tenere bene a mente è che, mutare un’idea, ha un prezzo! Costa energia, attenzione, tempo ed equilibro cognitivo. Si tratta di costi immediati, a fronte di vantaggi differiti e per nulla sicuri (vi sono persone che non cambiano lavoro, pur essendo infelici di quello che fanno). Il costo più alto per tale cambiamento è, senza dubbio, di tipo emotivo: molte delle nostre idee parlano di noi stessi, del gruppo cui apparteniamo, e il cambiamento significa rinunciare a una parte della nostra identità. Per di più, queste idee “forti”, recano in sé un corollario di opinioni che non possono essere messe in discussione senza provocare disagio.

Allora, l’avventura è appena cominciata; adesso sta a noi decidere, se essere piloti o passeggeri in questo viaggio, sapendo che se non abbiamo una meta (non sapere cosa fare da grandi), siamo destinati a finire nella meta di qualcun altro.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

Puoi acquistarlo > www.giovannimatera.it

Ispirato da:“Le Abitudini per il successo” organizzato dalla Matera Arredamenti, Relatore, Michele Ciccolella.