4 – Cambio di paradigma

Ciascuno di noi è portato a pensare di vedere le cose così come sono, di essere perfettamente obiettivo, invece la verità è un’altra: noi vediamo il mondo non com’è in realtà, ma secondo la nostra soggettiva visione. Quando raccontiamo quello che vediamo, non facciamo altro che descrivere noi stessi, le nostre percezioni, i nostri paradigmi; e qualora gli altri non siano d’accordo con noi, immediatamente pensiamo che in loro ci sia qualcosa che non vada.

Persone assolutamente sincere e analitiche vedono le stesse cose in maniera diversa, ciascuna guardando attraverso le lenti uniche della propria esperienza.

Paradigma, dunque, sta appunto a indicare un modello, una teoria, un modo di percepire, un sistema di riferimento, in questo caso, del tutto personale. Sarebbe quindi il nostro modo di “vedere” il mondo, non soltanto in termini di percezione sensoriale, ma anche e soprattutto in termini di concezione, comprensione e interpretazione di esso.

Da quasi due anni, in momenti diversi e la dove ne ho avuto la possibilità, vado ripetendo una cosa semplice e nota a tutti: “Siamo entrati in una nuova economia. Il mondo è cambiato. Adesso dobbiamo cambiare anche noi, altrimenti saremo estromessi dal mercato”.

E ancora quando, in alcuni articoli precedenti, ho insistito sulla frase “Ma io cosa posso fare?”; cos’è, se non un salto di paradigma? Cioè, il superamento del “modello delegante” che ci vuole deresponsabilizzati e dipendenti da altri, a un “sistema protagonista” che ci vede liberi attori dei nostri destini. In altre parole, bisogna passare dal paradigma della dipendenza legata al Tu (o al voi): Tu ti prendi cura di me, tu non hai agito, tu sei l’artefice dei risultati; al paradigma dell’indipendenza e della responsabilità legata al Io : Io posso scegliere, io posso farlo, io sono responsabile e padrone di me stesso, io sono l’artefice dei miei risultati.

Vorrei chiudere questo mio articolo con una piccola storia marinara la cui eloquente metafora sarà senz’altro un efficace invito alla riflessione, per tutti.

Una nave da guerra pattugliava un settore particolarmente pericoloso del mediterraneo. C’era tensione nell’aria. La visibilità era scarsa, con banchi di nebbia; così il capitano era rimasto sul ponte a sorvegliare le varie attività dell’equipaggio.

Poco dopo l’imbrunire, l’uomo di vetta sul ponte annunciò:

“Luce a tribordo!”.

“E’ ferma o si allontana?”, gridò il capitano.

“E’ ferma, capitano”, rispose la vetta.

Questo significava che la loro nave da guerra era in pericolosa rotta di collisione con l’altra.

Il capitano ordinò al segnalatore: “Segnala a quella nave che siamo in rotta di collisione e vi consiglio di correggere la rotta di 20 gradi”.

Giunse di rimando questa segnalazione: “E’ consigliabile che siate voi a correggere la rotta di 20 gradi”.

Il capitano disse: “Trasmetti: io sono un capitano, correggete voi la rotta di 20 gradi”.

“Io sono un marinaio di seconda classe – fu la risposta – fareste meglio a correggerla voi la rotta, di 20 gradi”.

Adesso il capitano era furente. “Trasmetti – abbaiò -: sono una nave da guerra, perciò correggete la vostra rotta di 20 gradi”.

La risposta fu semplice: “Io sono un faro”.

La nave da guerra cambiò rotta.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

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3 – La forza dell’immaginazione

Quando tu desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”.                                                                                                              (Paulo Coelho)

L’altro giorno ero nel mio ufficio, tra mille carte e cose da fare e, invece di lavorare, ho cominciato a vagare con la mente. Mi sono rivisto ragazzo e ho ricordato i sogni di allora. Ho osservato bene l’ufficio. Il mio ufficio. Quindi, mi sono affacciato alla finestra e ho visto una bella azienda. La mia azienda; con dieci splendide persone che vi lavorano dentro: i miei collaboratori. Poi ho rivolto lo sguardo verso lo specchio, e mi sono sorpreso con gli occhi lucidi a parlare da solo:

Quei sogni di ragazzo si sono avverati. Oggi ho una stupenda famiglia, vivo e lavoro in un posto incantevole nella Terra delle Gravine, penso di essere una persona stimata, la mia impresa è in continua espansione…

Comunque, non è stata per nulla una passeggiata questa mia avventura, che dura da trentaquattro anni lungo i quali ho dovuto affrontare e superare numerosi e difficili ostacoli. Delle volte, in passato, preso dallo sconforto più profondo, sono stato sul punto di mollare tutto poiché, nonostante lavorassi come un matto, non riuscivo a fare alcun progresso. Ma il mio sogno era molto più forte delle mie disavventure, le mie mete molto più importanti degli sbarramenti che incontravo e, quindi, ho stretto i denti e allargato le spalle, tirando sempre dritto per la mia strada.

Per chi ha la propensione al fatalismo, potrebbe interpretare questa mia piccola storia come la somma di una serie di coincidenze favorevoli o magari attribuirla alla fortuna. E se non fosse proprio così?

Tutto quello che oggi sono riuscito a realizzare, è il frutto di quei sogni di ragazzo che, in seguito poi, ho anche appuntato su dei fogli di carta che consultavo e consulto tuttora periodicamente, per verificarne la loro conseguente attuazione pratica.

Con questo non voglio dire che le coincidenze o la fortuna non esistano, ma anche loro hanno bisogno del nostro intuito e del nostro impegno nel saperle individuare e coglierle al momento giusto, perché sono occasioni volatili che passano in un attimo. Ben vengano, dunque, ogni coincidenza favorevole e tutta la fortuna possibile, ma nel frattempo noi non possiamo stare seduti a far girare i pollici in loro attesa. Noi dobbiamo agire con la forza della nostra immaginazione.

Pertanto, se questo mio ragionamento ha un senso, non posso non insistere su un fondamentale concetto, a me tanto caro, con il quale, ogni essere umano che voglia realizzare qualcosa, deve necessariamente fare i conti:

“Tutte le cose sono create due volte: la prima nella nostra testa, la seconda nella realtà”.

Possiamo quindi dire che l’uomo non dovrebbe mai smettere di sognare, ma, al tempo stesso, dovrebbe anche impegnarsi a fondo per realizzare i suoi sogni.  Perché ciò accada o non accada, dipenderà solo dai due seguenti diversi modi di agire:

  • Continuare a credere nel proprio sogno, sempre e comunque, nonostante le delusioni, gli insuccessi e le influenze negative dell’universo a lui intorno, senza l’assillo di farcela in uno, cinque o trentaquattr’anni. Solo in questo modo potrà vederlo realizzato il suo sogno.
  • Lasciare invece che la sua immaginazione venga condizionata, alterata e stravolta dalle cattive notizie e dalle influenze negative dell’ambiente circostante. In questo caso diventerà estremamente “realista” o addirittura pessimista al punto da abbandonarlo quel sogno.

L’eccessiva razionalità e il pessimismo sono i nemici più feroci dei sogni; quindi, non bisogna dare credito a chi ci scoraggia e demotiva. Dovremmo dare, invece, più ascolto a quella vocina che è in noi, quella che ci dice: “Perché non dovrei realizzare i miei sogni? Io posso farcela!”. Lasciamoci guidare da quella voce, nutriamola, rinforziamola, perché è quella la grande forza che ci può permettere di realizzare i nostri sogni. Quella è la verità! E’ quello che rimane della nostra essenza non ancora inquinata dai pensieri negativi spinti contro di noi dall’ambiente che ti circonda.

Allora non smettiamo di sognare, ma anche di dare sostanza ai nostri sogni. Appuntiamoci delle chiare mete su un foglio perché, il solo fatto di scriverle, a volte, può produrci degli inaspettati e magici effetti.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

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Ispirato da: “I nuovi condottieri” Autore Paolo Ruggeri, Engage srl – Gruppo Mind Consulting Italia srl.