“TEATRO A SCUOLA’’: MATERA ARREDAMENTI RICONFERMA IL SUO IMPEGNO NEL SOCIALE

Matera Arredamenti ancora nel sociale, anche allo sbocciare di quest’estate 2018. Dopo gli impegni di stampo formativo nelle scuole superiori del territorio (che proseguiranno nei mesi successivi) Matera Arredamenti di Giovanni Matera ha voluto riconfermare il proprio impegno e sostegno al fianco degli istituti comprensivi, sponsorizzando questa volta “Teatro a Scuola’’, realizzato dalla Scuola Media “Dante’’ di Laterza.


L’evento si è svolto presso la corte del Palazzo Marchesale, nel cuore del centro storico laertino, nella serata di giovedì 6 giugno. Ben due gli spettacoli organizzati,con la partecipazione del coro polifonico diretto dal Prof. Francesco Tria, anche regista assieme alla Prof.ssa Anna Maria Montanaro. Le scenografie sono state curate dalla Prof.ssa Caterina Mallano.


Dopo il saluto del Dirigente Scolastico, il Prof.Fabio Grimaldi, il sipario si è aperto con il musical “Attenti al semaforo’’, tutto incentrato sulla sicurezza stradale, con i giovanissimi protagonisti che impersonavano i più famosi cartelli stradali e che, attraverso le sette note, hanno giocosamente spiegato il loro significato nel contesto del codice della strada.


Durante la seconda parte, invece, gli alunni hanno messo in scena un simpatico scorcio di vita scolastica. Una commedia intitolata “Viva la grammatica’’, avente come tema le famose e a volte trascurate regole grammaticali della nostra lingua, sempre raccontate in modo ironico.
Matera Arredamenti di Giovanni Matera si è dimostrata nuovamente attiva NEL territorio attraverso la promozione di tutti quegli eventi che caratterizzano il suo stesso cartellone.

Ciò, nell’ottica non solo del sostegno di iniziative di intrattenimento ed educative, come in questo caso, ma anche di un marketing a stretto contatto con il territorio e specialmente con le persone. Un marketing relazionale, insomma, volto a dare un contributo in più alla collettività, per uno scambio di emozioni che dura da oltre 40 anni.


Miki Marchionna

Grandi Donne Crescono: Tra Gardenie, Poesie e Dibattito Sociale

Grandi Donne Crescono: Tra Gardenie, Poesie e Dibattito Sociale

L’idea di poter organizzare una serata fra anime poetiche ci frullava in testa già da un po’. Un “momento” per noi, completamente svincolato dal ritmo frenetico degli incontri culturali al Don Chisciotte Caffé Letterario.

Amici di nuova alleanza e di vecchia data hanno riempito la sala letteraria, occupando le sedie disposte in circolo attorno ad un tavolo gremito di libri. E’ così che ci piace stare. Con l’odore della carta stampa che filtra nelle narici e ci offre nuovi spunti di dialogo e di riflessione profonda.

Accogliendo l’iniziativa #Grandidonnecrescono del Mondadori Store, con il supporto dell’imprenditore laertino Giovanni Matera e l’Associazione culturale “CulturaViva”, abbiamo cercato di dare un senso compiuto ad una data che per tutti, o quasi, è diventata soltanto un buon pretesto per parlare del valore delle donne, della loro crescita all’interno della Società, della loro mattanza ingiustificata e di quel fiore giallo, donato a simbolo di una gloria artefatta.

Una serata alla “buona”, oserei dire…realizzata in meno di due giorni e che, a sorpresa, è stata il viatico per altri appuntamenti informali, con la condivisione dell’idea sempre in tandem e l’aggregazione non stereotipata fra sessi alla base di ogni tema. Insieme, finché si può e si vorrà. Abbiamo riso, letto brani tratti da romanzi d’autore, recitato poesie appassionate.

Abbiamo discusso di figli, di genitorialità, di responsabilità, di educazione, ponendoci tutta una serie di interrogativi che ancora oggi faticano a trovare una risposta compiuta. Ma ci sarà una risposta, al di fuori e al di dentro di quel che accade quotidianamente.

A rendere la serata al Don Chisciotte Caffé Letterario più motivata, il supporto della Presidenza della Sezione Territoriale di Palagianello (TA) che, attraverso il contributo delle Associazioni Nazionali Carabinieri di tutta Italia – rappresentate in sede dal Brig. CC. (ris) Pietro Mappa e dalle Donne dell’Arma – hanno creato un bel legame in occasione della manifestazione nazionale “Benvenuta Gardenia AISM” (una Gardenia e un’ortensia) a sostegno dell’Associazione Italiana SCLEROSI MULTIPLA Onlus.

Ringrazio la giovanissima e talentuosa Maria Pia Lazazzera che ci ha fatto sognare sulle corde del suo violoncello. Ringrazio tutti. Per l’anima che ci avete messo. Per aver dato vita ad un incontro ricco di sementi, di fiori e di pennellate vivide. Perché il Futuro non sia Rosa, come reclama il logo dell’iniziativa franchising, bensì una Sinergia di Forze e di Colori.

Marilena Frigiola

I DON CHISCIOTTE DI OGGI: CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO?

I DON CHISCIOTTE DI OGGI: CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO?

…I sognatori non riposano. 
I sognatori vigilano, anche quando scende la notte ed il corpo umano si concede alle mollezze dell’oblio. 
I sognatori hanno nei palmi l’Eternità, il cuore pulsante di una stella, colline e montagne abbruschiate dal sole.

Chi sono i Don Chisciotte di oggi? 
La risposta è in quegli uomini, con lo spirito ancora pulito, che hanno il dono di guardare al mondo senza farsi trascinare dalle convenzioni, dalla routine, da ciò che appare scontato. 
I sognatori veri vanno nella Pancia di una Gravina Millenaria e si allattano alla Sorgente dell’Ispirazione. 
Contro un Sistema fintamente invincibile, andiamo. 
Come Don Chisciotte della Mancia che affrontò il marcio sistema del Potere, scagliandosi contro i Mulini a vento, incurante delle ferite e dell’umiliazione che sarebbero derivate dall’impatto. 
Eppure lui, malconcio, deriso, continuò a lottare, continuò a rischiare, perché credeva nella Missione e sperava che le sue imprese ridestassero dall’apatia i cavalieri erranti di tutto il mondo.

Noi, a Laterza, rappresentiamo in qualche modo quei cavalieri. 
Un piccolo Pugno.
Non facciamo a cazzotti. 
Sarebbe troppo facile.
Non usiamo la Violenza né sgomitiamo per aprirci un varco laddove le Cancellate restano chiuse e le Spine circondano la testa di un Cristo ormai ghettizzato da una croce che l’ha appeso formalmente al muro.

Noi, lottiamo.
In Silenzio, fra grossi Tomi e romanzi d’autore. 
Sciamo su grossi cavalloni di Mare, liberando al largo i Velieri della Mente.
Lottiamo a Voce alta, se la situazione lo richiede.
Ci motiviamo ogni giorno.
Talvolta ci rannicchiamo e ci lasciamo cogliere da una fiumana disordinata di pensieri.
Poi, ritorniamo.
Più Incanagliti e più Motivati di prima. 
E poco importa se altrove ci condannano e ci bullizzano. 
Siamo semplicemente Uomini e Donne, Dame e Cavalieri senza omologazione, senza età, in sella ad un Gobbuto Ronzino, determinati a proseguire il Sogno Matto.

Siamo Divulgatori. Scrittori. Lupi Sanguinanti d’Amore. Artisti e Scultori. Illustratori timidi e complessi, Imprenditori tenaci. E, mentre viaggiamo, ci teniamo caro ogni particolare, sfogliamo pagine di Vita, costruiamo Case ed Accoglienti Ripari, studiamo volti e pietre per scrivere, cantare, edificare, arredare, dipingere e raccontare una storia, mille storie, tante storie in una sola, allo scopo di tramandarle ai figli – futuri padri e future madri – che, pur nella giovinzezza, coltivano l’ardente desiderio di scoprire la bellezza primitiva di un Paese in crescita.

Una Laterza sempre di nuovo Vestita, alla quale, con umiltà ed onesto attaccamento alla cultura, noi abbiamo in qualche modo contribuito attraverso il dibattito sociale e gli incontri qui, al Don Chisciotte Caffè Letterario.

(Marilena Frigiola)

 — con Pierri Maria DanielaAda D’ AiutoSara RattaroNunzia RanaldoMichele LucatuortoMichele CristellaNunzio TriaGigi TraettaAngelo MansuetoGiovanni Matera,Lucrezia LaforgiaMarco AddatiLeo Tenneriello,Eustacchio BarbieriDaniel Lampaca Marianna SansoliniAnna Maria Di TarantoMaria La Fenice MercanteAntonella De Biasi e Antonella De Biasi presso Don Chisciotte Caffè Letterario.

“insegui un sogno, sarà il tuo carburante” da la “Cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera

Ho inseguito il mio sogno, ora sono felice

Ho inseguito il mio sogno, ora sono felice

Grazie a Tiziana Mele, dalla provincia di Taranto

“Mi chiamo Tiziana ho 30 anni, una figlia e un marito meravigliosi e una vita strapiena di cose da fare. Circa sette anni fa ho preso la decisione, insieme a una delle mie più care amiche, di realizzare il sogno per cui abbiamo lottato e faticato. Dopo anni di studi e specializzazioni e corsi abbiamo detto basta alla città che ci rifiutava e ci disprezzava, abbiamo rifatto le valigie, lasciato gli amici incontrati e ricominciato. Ritornare a casa per me era una sfida, per la mia amica una sconfitta”.

“Chi era rimasto ci guardava con sospetto e noi non ci sentivamo più così a casa. Avevo quasi 25 anni avevo brillantemente concluso il mio percorso di studi e dovevo solo discutere la tesi. Credevo che il mondo aspettasse me, la mia professionalità, le mie capacità. Avevo combattuto con i miei perché loro non credevano che frequentare il DAMS fosse una scelta giusta per il mio futuro, mi dicevano di diventare infermiera o fisioterapista, ma io piuttosto avrei fatto la cameriera a vita”.

“Sono cresciuta a Laterza, un paese della provincia di Taranto dove il teatro non esisteva né come idea né fisicamente. La prima volta che ho visto uno spettacolo ero adolescente e ho capito che avrei cercato di fare qualsiasi cosa, anche la donna delle pulizie, ma era lì che dovevo stare. Sulla mia strada ho incrociato Anna che a 11 anni diceva di voler fare l’attrice… da allora siamo indivisibili. Anna ha frequentato due Accademie teatrali e vari corsi, io triennale, magistrale, master, corsi diversi, ma niente”.

“A Roma non succedeva niente. Ho lavorato in un teatro meraviglioso, dove ho imparato tantissimo, ma dove loro malgrado non riuscivano ad assicurarmi  un mensile. A quel punto ho detto ‘Basta! Torno a casa. Lì il teatro non c’è e allora portiamolo noi’.  Abbiamo iniziato con difficoltà, all’inizio la gente ci guardava come fossimo due esaltate, e quando mi chiedevano che lavoro facessi avevano difficoltà serie nel comprendere che ero un ‘Operatore Culturale’, che mi occupavo di organizzare eventi teatrali e che insieme a un’attrice avevamo fondato una compagnia. ‘Sì. Ma come lavoro dico?’”.

“Sì, perché questo è un lavoro. Non è un hobby. Il teatro è un luogo di professionisti e professioni, fatto anche da amatori. Ma non è solo quello. La nostra compagnia, TeatroLab – Restiamo Umani, esiste legalmente da tre anni, prima abbiamo collaborato e lavorato con altre realtà, ma nessuna di loro voleva fare quel passo in più”.

“Da tre anni lavoriamo incessantemente, d’estate e d’inverno. Abbiamo prodotto spettacoli per adulti e bambini. Organizziamo rassegne per famiglie e per adulti, in spazi non convenzionali, che inventiamo volta per volta, perché il teatro qui come spazio fisico ancora non c’è”.

“Ti scrivo perché mi capita spesso di leggere storie di ragazzi che il sud rifiuta e che scappano. Io sono ritornata e la mia terra, così sbeffeggiata, ritenuta così povera culturalmente e, devo dirlo, un po’ abbandonata, mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno. Lavoro tantissimo e guadagno molto poco, ma sono felicissima. I miei ogni volta mi guardano con orgoglio e mi dicono ‘State facendo una rivoluzione’. E questa è la soddisfazione più grande”.

Tiziana Mele, dalla provincia di Taranto

Art. pubblicato da: INVECECONCITA.BLOGAUTORE.REPPUBBLICA.IT

“Insegui un sogno sarà il tuo carburante” Giovanni Matera

IL CAMBIAMENTO ANTICIPA I CAMBIAMENTI: LA COERENZA DELLO CHEF

IL CAMBIAMENTO ANTICIPA I CAMBIAMENTI: LA COERENZA DELLO CHEF

I termini “cambiamento” e “coerenza” sembrano, in prima istanza, non proprio correlati. Eppure, il comportamento che non presenta contraddizioni -questa è in definitiva la coerenza- a ben vedere non si oppone al cambiamento e, addirittura, può aiutare in scelte difficili o rischiose. Su questo desidero esprimere il mio punto di vista.

Credo di essere una persona coerente, consapevole che tale rappresentazione di se stessi è piuttosto pericolosa e ambigua: lascia adito a critiche -e all’autocritica: l’insuccesso è dietro l’angolo-, perché si innalzano le aspettative e gli standard. Scivolare e cadere è un attimo… Individuo coerente, secondo me, è innanzitutto colui il quale è naturalmente impegnato a dire ciò che realmente pensa -non confondiamoci, però, con la schiettezza- e, conseguentemente, a fare ciò che dice. Non si tratta di rasentare la perfezione o di irrigidirsi su incrollabili principi, ma di essere spontaneamente proteso verso questo stile di vita, guidato dal miglioramento e, perciò, a fare del dubbio, del confronto e della sperimentazione strumenti di crescita.

In particolare, nelle mie attività formative e consulenziali interpreto la coerenza attraverso la condivisione con i miei clienti non di quello che so bensì ciò che ho sperimentato, compreso i miei errori; con un pizzico di ironia e senza prendersi troppo sul serio, pur sapendo di affrontare a volte situazioni difficili. A ben pensare, un motivo di scarsa coerenza di tante persone è, invece, il bisogno di dover nascondere e giustificare i propri errori. Tanti guru della formazione, per di più, insegnano modelli di perfezione: principi pur validi che in teoria funzionano -sono coerenti, appunto-, ma che nella complessità della vita spesso non reggono. Comprendo, tuttavia, che l’essere umano abbia bisogno di questi riferimenti perché si nutre di speranze o, disperato, non vede l’ora di risolvere qualcosa se non, addirittura, di cambiar vita.

La coerenza: pensare, dire e fare è indice del raffronto costante con i risultati; essere disposti a sperimentare esprime la capacità di affrontare il rischio; confrontarsi è la base per imparare cose nuove; nutrire dubbi sviluppa il pensiero critico e ci proietta su prospettive inattese. E il tutto va condito con la capacità di riconoscere l’insuccesso e di essere tolleranti con se stessi; pronti a riprovarci.

Solamente quando sei giunto a questo livello, pertanto, hai la coerenza tua alleata e puoi dire di aver acquisito l’autorevolezza unita alla sensibilità per poter chiedere a chi ti ascolta di cambiare registro, di cambiare passo e anche di cambiare vita. Perché l’hai vissuto personalmente, pur tra alti e bassi, e hai compreso che la complessità di questo mondo ci deve trovare propensi a scelte a volte difficili o semplicemente impegnative, o addirittura a rinunce; consapevoli che le resistenze interiori possono in certe circostanze superare le nostre forze, inutilizzate seppur desiderose di protendersi verso il cambiamento. In questo caso, in effetti, la coerenza rappresenta solo la giustificazione dell’immobilità. Sappiamo bene, nondimeno, che il premio per una scelta non lo si conosce appieno a priori: rimanere fermi al bivio, però, è di sicuro una sconfitta.

Quindi la coerenza unisce bisogni, idee e azioni, proiettandoci verso i risultati futuri. E siccome la coerenza non è l’estrema fermezza e l’autodisciplina a cui vogliamo piegare i nostri desideri e le nostre volontà, bensì è la consapevolezza che molto dipende da noi, innanzitutto nell’affrontare con giusta persistenza e velocità le opportunità e i problemi che ci stanno innanzi e che nel tempo cambiano o si trasformano, ne devo dedurre che il cambiamento anticipa i cambiamenti. Pertanto, se vogliamo che qualcosa cambi attorno a noi, dobbiamo essere disposti a cambiare noi stessi un comportamento, a prendere una decisione rischiosa, a modificare il modo con cui analizziamo fatti e persone attorno. Non è un concetto nuovo, ma è di difficile applicazione; a volte sembra impossibile.

Ho avuto nella mia vita tre rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di cui due nella pubblica amministrazione e uno in una grande azienda. I classici “posti di lavoro” sicuri. Tre storie differenti dove ho sempre preso in mano il mio destino ed ho liberamente scelto la via delle dimissioni volontarie; ogni volta per motivi diversi, ma senza avere il giorno seguente un altro contratto davanti ai miei occhi o un colloquio in corso. Scelte difficili, temerarie per certi aspetti, da far tremare i polsi e non dormire la notte. In qualche caso avevo di che recriminare, ma mi sarei intrappolato con le mie stesse mani in un turbinio di stati d’animo negativi. A ben vedere l’evolversi delle situazioni, è sempre successo qualcosa subito dopo ciascuna di tali scelte e non credo sia stata questione di fortuna. Diceva Lucio Anneo Seneca che la fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.

Già vedo quello che starà pensando il mio lettore: “Certo, oggi hai 56 anni e alla tua epoca era facile trovare lavoro…”. Come se adesso non sia più la mia epoca e non stessi lavorando; senza pensare che attualmente, come libero professionista, nessuno mi assicura lo stipendio a fine mese. Seconda critica: “Ma con la tua esperienza avrai una clientela stabile e assicurata!”. Beh, ce l’avevo quando mi occupavo, da dottore commercialista, di contabilità e bilanci: il rapporto con i clienti era continuativo, certo. Ma da dodici anni in qua la mia contabilità è curata da un mio collega ed io ho disimparato quella professionalità per abbracciare l’organizzazione aziendale e lo sviluppo delle risorse umane. Sempre mestieri diversi; sempre clienti nuovi e competenze da acquisire… Terza perplessità: “Ma giri l’Italia e puoi scegliere da chi farti pagare. Al nord c’è la clientela più ricca e mentalmente meglio predisposta a innovare e a investire”. Eppure il grosso del mio lavoro è al sud, specie nella mia Puglia, tra imprenditori che spesso non hanno mai conosciuto un consulente, oltre l’avvocato e il commercialista.

In realtà ho conservato l’entusiasmo infantile infarcito di due ingredienti fondamentali, che ci appartengono sin dalla nascita: la determinazione e la gioia, con cui affronto la vita. È così che si riescono ad intravedere le occasioni e la teoria del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto la considero sempre valida: Ci troviamo continuamente di fronte a una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili, diceva John W. Gardner, ministro USA di qualche decennio fa.

Quindi oggi posso, pur sommessamente e nel rispetto di chi si trova di fronte ai bivi della vita, dire la mia circa il cambiamento. Mi sono temprato in momenti in cui non avrei mai immaginato che certe scelte, certi errori, certe esperienze le avrei potute spendere a vantaggio mio e di altri in modo inaspettato, inusuale, proficuo e anche redditizio. Ma è certo che l’agire nel cambiamento personale ha anticipato il modo di vivere i cambiamenti ambientali, permettendomi di coglierne talvolta le opportunità; e la mia coerenza, molto più della razionalità, mi ha supportato facendo sì che anche le decisioni più temerarie fossero sostenute da motivazioni forti, che mi hanno tutelato. Non sono un indovino, ma comportandomi così sono stato in grado di reinterpretare il mio ruolo in ogni situazione con maggior confidenza. Al contrario sarebbe stato incoerente, ma ragionevole, pensare che un determinato lavoro non mi fosse congeniale e continuare a farlo -lamentandomi per il resto della mia vita- solo perché avevo un mutuo da pagare…

Ritengo di aver imparato una cosa, anzi due, da tutto ciò. Primo: l’utilità delle esperienze è strettamente correlata alla nostra apertura al cambiamento. Secondo: le esperienze possono essere declinate e rilette per affrontare situazioni nuove e differenti. Il cambiamento anticipa i cambiamenti e, in definitiva, nel reinterpretare la realtà e i suoi elementi sono diventato uno… chef: ho sempre un’idea di cosa fare con gli ingredienti che in quel momento ho tra le mani.

Leggi pure: DETERMINAZIONE & GIOIA http://www.giuseppesalvato.it/jwCPm

10 Regole del capo perfetto

 

– probabilmente in ordine d’importanza

È entusiasta: cura il proprio tono emotivo più di ogni altra cosa gli appartenga.

È lungimirante: focalizza i suoi collaboratori sulla destinazione, più che sulla rotta.

Ascolta: trova sempre un momento opportuno per gli altri.

È esigente: è autodisciplinato e misura le performances, personali e del gruppo.

È perseverante: arrendersi non è suo stile ma sa quando è tempo di cambiare.

Sfida le persone: affronta con positività il nuovo, condividendolo con gli altri.

È autorevole: sa costruire la propria leadership interessando e facendosi ascoltare.

Fa autocritica: è il primo a mettersi in discussione riconoscendo i propri errori.

È coinvolgente: apprezza in pubblico e riprende in privato.

Ha memoria: impara e perdona, ma ricorda.

Giuseppe Salvato > www.giuseppesalvato.it

 

Un mestiere da imprenditore

Un mestiere da imprenditore

Un libro, una scuola di formazione e tante iniziative sul territorio. L’attività di Matera Arredamenti è fondata sulla relazione con il cliente, ma anche sulla responsabilità sociale.

 Pensare che dalla vita si debba soltanto ricevere, oltre che un’illusione è soprattutto un errore poiché è lo scambio che ci migliora e ci arricchisce”. Ciò, penso sia l’insegnamento più importante che abbia potuto trarre dalla mia lunga esperienza di imprenditore e di uomo”.

 Questo pensiero, tratto dal libro di Giovanni Matera “La cassetta degli Attrezzi Strumenti per il Marketing e per l’Imprenditoria”, bene introduce la descrizione dell’attività della Matera Arredamenti di Laterza, in provincia di Taranto, che pone il suo fondamento proprio nello scambio, e in particolare nella relazione: quella con il cliente innanzitutto, ma anche quella con i collaboratori e con il territorio.

In effetti, fin dall’inizio della sua storia Giovanni Matera ha dato molto e anche ricevuto: ha dato passione e attenzione nel lavoro quotidiano in una bottega artigiana di falegnameria in cui è cresciuto e ha ricevuto la fiducia del padre che, nel 1975 non avendo altro, gli donò il proprio campo di ceci per aiutarlo a realizzare il sogno di un’azienda tutta sua. E’ proprio sul quel campo, nella zona del Parco delle Gravine, che si trova tuttora la Matera Arredamenti, uno showroom di circa 1000 mq organizzato in ambienti separati da bassi muri, per un effetto vedo/non vedo che porta lo sguardo a spaziare nelle diverse aree della casa, all’insegna dell’Italian style. “Se un tempo, il negozio si limitava a proporre degli oggetti con le loro caratteristiche, – spiega Giovanni – oggi, invece, deve orientarsi verso la presentazione di un intero sistema di vita, passando da spazio statico a luogo di esperienza”.

 Sua Maestà il Cliente

In tale luogo, “Sua Maestà il Cliente” – per usare ancora un’espressione di Giovanni Matera – si aspetta non solo di trovare ciò di cui ha veramente bisogno, ma anche di vederselo proporre nel modo giusto: “Con semplicità e chiarezza, perché egli non ama le ambiguità e le complicazioni; con professionalità e competenza, giacché egli è perfettamente in grado di saperle riconoscere”. Solo così diventa possibile, secondo il nostro interlocutore, creare quel rapporto umano da cui possa scaturire la giusta interpretazione dei desideri e la loro realizzazione attraverso la progettazione e la personalizzazione delle soluzioni d’arredo cui si accompagnano servizi quali trasporto e montaggio gratuito, consulenza finanziaria e assistenza post-vendita.

 Focus Formazione

Quest’approccio con il cliente non sarebbe possibile senza la costante valorizzazione del personale dell’azienda. Argomento sul quale Giovanni è sempre pronto a mettersi in discussione: “Una delle più recenti novità che abbiamo introdotto – racconta ad esempio – è stato il ripensamento dei rapporti di lavoro con i nostri collaboratori, in termini migliorativi e con uno stipendio non più fisso ma percentualizzato sul fatturato. Riteniamo, infatti, sia fondamentale incoraggiare lo spirito d’iniziativa, offrendo loro crescita professionale e benessere economico”.

Il signor Matera ritiene, inoltre, che uno dei principali tratti distintivi della propria attività, rispetto alla concorrenza, sia l’aver inserito un programma di formazione (con cui si tengono frequenti riunioni) mirato a migliorare innanzitutto se stesso e poi i propri collaboratori.

 L’interesse per la formazione aziendale ha portato alla nascita della Matera Arredamenti School, accolta con entusiasmo da molti giovani imprenditori, professionisti e amministratori locali. Nel 2013 l’attività della scuola si è articolata in un ciclo di appuntamenti mensili su un percorso formativo denominato Un’impresa che funzioni, inteso a “offrire alle imprese locali alcuni strumenti di “difesa” da questi tempi di severa recessione e come approcciare il mercato in modo diverso e innovativo”.

Più che di una crisi, secondo Giovanni, si tratterebbe di un grande cambiamento in atto, il quale esige un conseguente e rapido cambiamento anche da parte delle aziende: “O ti distingui o ti estingui! – afferma, sempre il nostro capitano d’impresa – Chi ha compreso questo, in futuro avrà meno problemi”.

L’impegno nel territorio

Matera Arredamenti apre dunque le porte del suo showroom, riconoscendo come aspetto fondante della propria Mission quello di “Contribuire allo sviluppo della comunità, esercitando funzioni di guida nella pratica dei nostri valori”. Ciò vale non solo per le già citate attività di formazione ma anche in quelle di marketing e comunicazione, che traduce poi in veri e propri eventi nel sociale: gare podistiche (la grande passione di Giovanni), passeggiate in gravina, ciclo passeggiate, sponsorizzazioni di attività per ragazzi, culturali artistiche, enogastronomiche e molto altro. Tali iniziative sono sostenute e affiancate da un intenso uso del web in tutte le sue declinazioni: un sito aziendale ricco e aggiornato da cui s’inviano anche newsletter all’utenza, l’uso del social network per la diffusione delle informazioni in tempo reale e un’attività di e-commerce dedicata ai complementi d’arredo, alla Maiolica di Laterza e ai prodotti tipici locali.

Articolo/intervista curato da Letizia Casella per conto di Progetto Cucina, edito da Duesse – Milano, con distribuzione nazionale.