Comunicare è un casino

 

Comunicare è un casino

Ecco un regalo adatto a tutti: un e-book sulla comunicazione scritto con l’amica Claudia Poppi. Ci rivolgiamo a tutti coloro i quali desiderano vivere al meglio il proprio ruolo professionale e le proprie relazioni.

Scaricalo adesso: http://bit.ly/2v1lCDc

Comunicare è un casino è il primo corso formativo, in formula week end, pensato per migliorare le capacità relazionali. Per chi lavora in gruppo, per chi tratta con clienti e fornitori, per chi si avvicina al mondo del lavoro. I formatori, Giuseppe Salvato e Claudia Poppi, consulenti e coach, vi accompagneranno in questo percorso evolutivo.

Buona comunicazione a tutti!

Diventa una figura chiave

 
Il mondo è cambiato, e con esso anche il lavoro.
Alle due categorie del precedente sistema (padroni e manodopera) se n’è aggiunta una terza, quella delle figure chiave.
Le figure cosiddette “chiave” sono persone che possiedono il dono della comunicazione, sanno fare la differenza: esse ci guidano e ci mettono in relazione con gli altri.
L’inesorabile declino dell’industria ha sconvolto l’intero sistema attorno al quale avevamo costruito le nostre vite. Questo può rappresentare una minaccia, ma anche una grossa opportunità. I rivolgimenti, d’ogni genere, fanno paura poiché il “nuovo” potrebbe non recare con sé vantaggi immediati. Ma questa volta abbiamo la possibilità di immettere nella vita sociale e sul mercato la versione migliore di noi e vederci anche premiati. Avremo bisogno, però, di un pochino di coraggio che ci permetta di liberare la nostra creatività e quel pizzico di sana follia insita in ciascuno di noi. Ciò, inevitabilmente, andrà in collisione con il “potere costituito”: la famiglia, la scuola, la chiesa, il capo, il governo; insomma, con la nostra cultura che sembra abbia stretto un patto faustiano per cui abbiamo rinunciato al nostro genio, in cambio del quieto vivere e di una stabilità apparente.
“Ci prenderemo cura di te, se farai quello che ti diremo, se sarai bravo a scuola, se sarai puntuale al lavoro. Ti pagheremo bene e ti assegneremo un posto fisso. Non dovrai essere brillante, fantasioso, né ti assumerai grandi responsabilità”.
Questo è il tacito accordo (a prima vista allettante) che la società ha firmato per ognuno di noi; e, su quest’accordo, ha organizzato l’intero sistema sociale e politico.
Tutto ciò ha funzionato, anche per un bel po’ di tempo, ma il progresso scientifico e tecnologico e la globalizzazione, cause di una maggiore competitività, hanno rimesso in discussione quell’”accordo” che, inevitabilmente, andrà rivisto e modificato, poiché non siamo nati per essere ingranaggi dell’enorme macchina sociale/industriale; pur essendo ben addestrati a esserlo.
Il mondo è cambiato, e con esso il lavoro; quindi, sperimentare la possibilità di una terza via (in aggiunta alle due categorie citate all’inizio), cioè quella di diventare una figura “chiave”, potrebbe essere un’idea per invertire la tendenza negativa di un sistema ormai superato.
Diventare una figura chiave richiede entusiasmo e impegno costante. Si tratta di intraprendere un percorso lungo il quale poter sviluppare gradualmente tutte quelle qualità che ci renderebbero indispensabili. Possiamo imparare da soli ma, come in tutte le cose, il primo passo è il più difficile: quello in cui ci si rende conto che occorre un’abilità; ma come tale la si può acquisire e migliorare, se saremo però disposti a socializzare, condividere, costruire nuovi rapporti e collegamenti relazionali.
In passato la prima categoria, quella dei “padroni”, impostava la propria filosofia aziendale sullo sfruttamento, sostituibilità e basso costo della seconda categoria, quella della “manodopera”. In questo modo è stato ampiamente dimostrato che l’indice di produzione di quelle aziende era inferiore rispetto alle unità lavorative impiegate e, in più, erano prive di umanità, individualità e rapporti interpersonali. Ciò, naturalmente, ne ha ostacolato il loro sviluppo causandone la conseguente discesa verso il basso. Al contrario, le aziende importanti e di successo, hanno via e più preferito puntare verso l’alto, tenendo in debita considerazione la manodopera, che poi è diventata “collaboratori” rispettati e incentivati. Ma hanno fatto ancora di più: hanno arruolato, pagandole in maniera adeguata, delle persone capaci di svolgere compiti difficilmente assolvibili da altri. Individui in grado di fare la “differenza”: nuove persone appartenenti alla già citata terza categoria, quella delle figure “chiave”, appunto.
Le figure “chiave” sanno come agire anche in mancanza di regole o direttive, hanno intuizione, creano i contatti, attuano le promesse, organizzano di tutto, rappresentano il punto di riferimento per colleghi e clienti, amano ciò che fanno è danno il meglio di sé, come se ogni volta dovessero realizzare un capolavoro.
Qualcuno potrebbe lecitamente eccepire che non tutti possono diventare delle persone “chiave”, ma potrebbe comunque risultare utile e vantaggioso, per chiunque, almeno provarci.
Giovanni Matera
Per consultare altri miei articoli:

Stefano Bollani: «Il mio insegnante continuava a bocciarmi. La scuola vuole solo educare all’obbedienza»

L’INTERVISTA

Stefano Bollani: «Il mio insegnante continuava a bocciarmi. La scuola vuole solo educare all’obbedienza»

          Ha cominciato a suonare a 6 anni, a 15 anni ha guadagnato i primi soldi (50 mila lire): vive di musica. E di amore: «Ero sempre innamorato delle ragazze impossibili»

di Chiara Maffioletti

              Stefano Proprio come le sue dita, che scorrono veloci sui tasti del pianoforte seguendo non uno spartito ma la musica, Stefano Bollani fa con i suoi pensieri. Inizia con un discorso, ma poi arriva un’idea che lo porta altrove. E poi un’altra ancora, sempre più in alto, sempre più su. «Tendo ad allargare il campo. Dico una cosa ma poi potrei dire anche il contrario, se no è noioso», ammette. «Certo, inventare è ormai difficile: su internet c’è questa pseudo enciclopedia che sa tutto di tutti. La stessa per cui, per anni, ero nato in un altro posto. E non c’era modo di correggerlo: se Wikipedia dice così è così». Un po’ come a scuola: quello che dicono gli insegnati, in genere, è legge. «Io per sopravvivere dicevo loro quello che volevano sentirsi dire. E così ripeti che quell’anno c’è stata quella battaglia e che avevano ragione quelli». Si annoiava? «Moltissimo. Ho sempre letto tanto, ma non quello che mi davano a scuola. Parlavano dei Promessi sposi e io leggevo Stephen King. Non credo si appassionino ragazzi di 16 anni alla letteratura così. In questo modo li obblighi a sapere chi sono i nostri scrittori più importanti: si chiama nozionismo». Lui, già da allora, non stava molto dentro quei codici, uguali per tutti: «A scuola lo chiamano il programma. E poi finiamo con il farli nella vita. Ti vogliono programmare in modo che tu conosca delle cose piuttosto che altre: un concetto pensato per produrre impiegati. Un ragazzo è un genietto in qualcosa? La scuola gli risponde che però ha preso 5 in Storia dell’arte. Forma gente che si abitua a stare seduta davanti a un capo. Non ti prepara alla vita, ma a un lavoro preciso, in cui qualcuno ti dice cosa devi fare». Uscire da questi schemi non è semplice, «ma la nostra vita la scegliamo noi. Nel nostro cammino, se siamo attenti, incontriamo un sacco di maestri… magari per dieci minuti, ma lo sono. Niente è casuale ma serve sempre a farti capire qualcosa».

 

Costruire il destino

               Scegliere il proprio destino. Bollani ci crede: «Mi sembra un buon modo di stare al mondo: pensare che tutto sia un caso e io ne sia vittima non fa per me. C’è sempre una decisione, lo è anche quella di farsi soffocare». Ragionare così è più facile quando si ha successo… «Sono sempre stato concentrato sul presente. Con la musica è più semplice: mentre suono non penso ad altro. Dovrebbe essere così anche nella vita: se faccio una cosa penso a quello. Ma oggi è difficilissimo stare nel presente e viverlo. Basta un beep per portarci altrove». Chi sono stati i suoi maestri? «Enrico Rava. La prima volta che abbiamo suonato mi sono sentito subito a mio agio. Non me lo aspettavo, perché ero in soggezione. Ma lui mi ascoltava, cercava degli stimoli. Il jazz è così, ma lo fanno in pochi: è stata una lezione. La musica si fa qua, nel presente, non si studia in sala prove. E quando uno ha un’idea buona, gli altri lo seguono: è la società ideale». La musica, per lui, è sempre stato un canale «facile. Non avevo musicisti in famiglia, e così, ogni cosa suonassi a 6/7 anni mi riempivano di complimenti: ma che bravo! Non ero forte in ginnastica, non sapevo arrampicarmi sugli alberi o saltare i cancelli e ho sempre evitato di fare a botte, perché ero sicuro ne avrei prese tante. Ma con la musica era tutto semplice». E le ragazze? «Ero sempre innamorato di quella impossibile. Crescendo, finalmente ti senti libero di dirlo, di lasciarti andare: credo di aver imparato qualcosina. Su come comportarmi con i miei sentimenti, non giudicando la donna con cui sto e nemmeno me stesso».

Conta, come in tutto, l’intento

                     Se hai «l’intento di riuscire in una cosa è un conto, se dici: vediamo che succede, non puoi poi pretendere vada bene». E di nuovo i pensieri corrono avanti e indietro, tornando agli anni del conservatorio, in cui il suo intento era già quello di fare jazz: «Il mio insegnante era aperto. Mi chiedeva: “Le piace, Bollani, questo passaggio di Beethoven?” E io: “Veramente preferisco Scott Joplin”. Era contento, però mi bocciava: “Così continua a venire a lezione”. Diceva che avevo talento ma non rispettavo le regole». L’ha rivisto anni dopo: «“Bollani come sta? La boccio”. “Non può”, gli ho risposto. E lui: “Peccato”». Questo perché la musica, o meglio, l’armonia «è un insieme di regole matematiche, di incastri. Si deve trovare un accordo e deve essere quello. Al conservatorio volevano applicassi le regole del 700. E non lo facevo. Perché dovevo imitare Bach? Trovavo un accordo bello e mi rispondevano: “Ma Bach non lo avrebbe mai fatto”. Però restava bello». Intento o talento, alla fine è riuscito a vivere di musica: «Mi hanno iniziato a pagare a 15 anni. Cinquantamila lire ed ero a posto, compravo solo libri e dischi. Come oggi. Non ho mai desiderato una macchina di lusso o altro». I suoi genitori le dicono ancora che è bravo? «Mia madre quando viene a vedermi è emozionata come stessi facendo il saggio. E ha sempre paura che io abbia un momento di vuoto e scappi».

http://www.corriere.it/moda/news/17_novembre_23/stefano-bollani-il-mio-insegnante-continuava-bocciarmi-scuola-vuole-solo-educare-all-obbedienza-c3973a66-d072-11e7-90be-0a385e484c27.shtml

di Chiara Maffioletti

“Lectio” economica nel Caffè Letterario Don Chisciotte

CULTURA “Lectio” economica di Giovanni Matera nel Caffè Letterario Don Chisciotte

La conoscenza dev’essere
l’innervatura di qualsiasi azienda

Articoli di economia raccolti
nel libro La cassetta degli attrezzi

Imprenditore è chi si domanda:
“Che cosa posso fare io?” E lo fa

Dare per avere e non dare 
pesci ma insegnare a pescare

Realizzare sogni.

Affrontare dibattiti sull’economia, oggi, è perfino temerario: nel mondo e di più in Italia. La distribuzione della ricchezza è la più ingiusta della storia dell’uomo: i beni dell’1% dei terrestri sono superiori a quelli del 99% e 62 persone detengono la ricchezza di 3,6 miliardi di persone per un capitale pro capite di 28 miliardi, a fronte del dollaro al giorno degli altri. E molta di questa ricchezza è stata nascosta nei paradisi fiscali, inutilizzabile dai suoi proprietari, sottratta alla comunità. Inoltre, in primis quella italiana, l’imprenditoria, svampita dal lusso, non esita a precipitare nell’abietto schiavismo, dal caporalato al contare i secondi al bagno dei suoi operai, chiedendo e ottenendo la licenziabilità a propria discrezione.

E tuttavia nei sotterranei della società c’è chi va spiegando che, come l’essere di ciascuno, anche l’economia o è basata sulla conoscenza, o non è, intendendo per conoscenza quella di Socrate, secondo il quale il male lo commette soltanto chi non sa, invece chi sa distinguere il bene dal male non può commettere il male ed è predisposto al bene. Se al sapere della riflessione si aggiunge la “Sapientia cordis”, cioè la generosità, può perfino accadere che un gesto di bontà può cambiare il corso della storia.

Portatore di questi concetti è Giovanni Matera, imprenditore laertino che ha raccolto nel suo libro “La cassetta degli attrezzi”, i suoi articoli di economia sapienziale. E li ha esposti ieri sera nel caffè letterario Don Chisciotte, introdotto da Marilena Frigiola.

La Lectio è cominciata da un episodio naturale: un uomo alquanto povero vede un bimbo dimenarsi in uno stagno, lo salva. Il padre del bimbo salvato si disobbliga facendo studiare il figlio del povero. Più avanti negli anni il figlio del ricco, ammalatosi gravemente, viene salvato dalla medicina scoperta dal figlio di quel povero. Costui era Fleming, lo scopritore della penicillina, il due volte salvato dai Fleming era Churchill, che ebbe grande parte del fermare il male assoluto che stava funestando il mondo, il nazismo hitleriano.

Che cosa insegna questo naturale episodio di vita quotidiana? Che ciascuno di noi può cambiare il corso della storia. I padri usarono la sapientia cordis, i figli quella scientifica e sociale, cioè la conoscenza.

Conoscenza, dice Matera, che dev’essere anche l’innervatura di qualsiasi azienda e la guida di qualsiasi uomo e imprenditore. In azienda, come dovunque, la conoscenza si basa sullo scambio di idee e sul cercare idee nuove, sia nei momenti di crisi, sia nei momenti positivi con il metodo del “Che cosa posso fare io?”, e dunque col darsi un sogno, un sogno da realizzare, perché chi non ha un sogno lavorerà per chi ce l’ha. Nel reale il sogno è un obiettivo, una meta, che si scorge dopo aver ascoltato la realtà e i suoi molti interpreti, basandosi su due concetti basilari: per avere bisogna aver dato e per il progresso sociale più che distribuire pesci, bisogna aver insegnato a pescare (Confucio), o bisogna essere imprenditori (il demiurgo platonico prima e schumpeteriano poi), cioè colui che, quasi essere divino, s’ingegna e s’impegna a fare ciò che è necessario, nel presente e per il futuro, realizzare soluzioni, intuizioni, sogni.

I discenti non erano molti, si direbbe uno scelto pubblico, fra essi tre esponenti di partito: i dem Stano e Laforgia e il loro candidato sindaco Raffaele Parisi, e soprattutto due bimbe: cioè la speranza.

– Michele Cristella (Giornalista Professionista)

Il libro “La Cassetta degli Attrezzi” è in vendita oltre che al caffè letterario il Don Chisciotte in Via Roma a Laterza, anche sul sito ufficiale www.giovannimatera.it 

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Buona lettura.

Un caso di follia irreversibile?

RICERCA E FORMAZIONE DI GIOVANNI MATERA

Pensare che dalla vita si debba soltanto ricevere, oltre che un’illusione, è soprattutto un errore poiché è lo scambio che ci migliora e arricchisce. Ciò, penso sia l’insegnamento più importante che abbia tratto dalla mia lunga esperienza d’imprenditore e di uomo. Non sono gli oggetti in sé a soddisfare le esigenze delle persone, ma le aspettative e il significato emozionale che tali beni rappresentano per loro.

Da queste semplici considerazioni nasce l’idea della presente rubrica, che offre, a un imprenditore come me, la possibilità di utilizzare un mezzo di comunicazione umana attraverso cui scambiare non solo oggetti e denaro ma anche conoscenza ed emozioni tra le aziende, la clientela e l’intera Comunità.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, è un imprenditore, qualunque sia il suo ruolo nella società: padre, madre, figlio/a, nonno/a, professionista, dipendente, precario/a o disoccupato/a. Ciascuno di noi è titolare dell’impresa di se stesso e, come tale, unico attore del proprio destino che non può ridursi a spettatore al teatro della propria esistenza.

Io sono titolare di un’impresa di arredamenti e potevo usare tutta questa pagina di giornale in maniera più “proficua” per la mia azienda, mostrandovi i miei rinomati mobili, ma in questo caso preferisco condividere con voi il risultato di anni di ricerca e formazione compiuti dal sottoscritto, in diverse parti d’Italia, con i migliori professionisti internazionali nel campo del nuovo Marketing Relazionale ed Esperienziale. Credete che il mio sia un caso di follia irreversibile?

Ebbene sì, lo è. E sapete da che cosa scaturisce questa follia? Dalla mia strenua opposizione all’idea di finire nel sogno di un altro! Sappiamo tutti che i sogni generano idee, e sono le idee che fanno girare il mondo. Di conseguenza, quando non abbiamo più idee, vuol dire che abbiamo smesso di sognare; ed è lì che finiamo nei sogni altrui, divenendo spettatori passivi della nostra esistenza.

Allora, follia per follia, consentitemi di osare fino al punto di dire che siamo finiti nel sogno di coloro che hanno prodotto questo spauracchio che ormai tutti chiamiamo “Crisi”. Okay, c’è la crisi, e tutti ne siamo coinvolti. Ma come ne usciamo? Di certo non facendoci intimorire al punto da oscurare la proiezione del nostro sguardo verso orizzonti più ampi, dove poter sognare ancora, generare nuove idee e realizzare nuovi progetti.

Per fare ciò è indispensabile una seria e profonda introspezione, alla fine della quale, però, bisogna porsi una semplice ma fondamentale domanda: Che cosa posso fare io?

Bene. Io, per cominciare, ho deciso di scrivere su questa pagina “Ricerca e Formazione”, che spero possa diventare un mezzo di scambio di esperienze ed anche un’arma di resistenza, contro la rassegnazione, il pessimismo e la resa, nelle mani di chi voglia vivere attivamente da protagonista la propria esistenza e non sopravvivere passivamente da comparsa nei sogni altrui.

Tratto dal libro “La cassetta degli Attrezzi” di Giovanni Matera.

Il libro “La Cassetta degli Attrezzi” è in vendita oltre che al caffè letterario il Don Chisciotte in Via Roma a Laterza, anche sul sito ufficiale www.giovannimatera.it 

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Buona lettura.

www.giovannimatera.it è on-line!

Rieccoci qua! Il nuovo sito www.giovannimatera.it é on-line!

RF, Ricerca e Formazione di Giovanni Matera, è lieta di ricominciare a condividere con voi informazioni, concetti ed eventi sul tema “Formazione“!
Ed io sono felicissimo di ripartire con entusiamo, con una nuova veste grafica, molto più snella e diretta, dove ci concentreremo soprattutto sul Blog e sulle “attività Social”.

Sul nuovo sito saranno presenti infatti collegamenti diretti ai nostri canali YouTube e Facebook, con la pagina RF–Social che fungerà da raccoglitore appunto, di tutte le nostre attività social, oltre ad avere collegamenti esterni con pagine di Formatori ed Enti pubblici e privati. Ed é proprio su questo ultimo concetto che abbiamo voluto spingere l’acceleratore puntando sulla cooperazione di idee! In particola modo lo abbiamo fatto inserendo nel nostro Team un Partner di eccellenza nel mondo della Formazione di livello nazionale! Stiamo parlando di Giuseppe Salvato (http://www.giuseppesalvato.it)!
Beppe ci seguirà nel tempo, avrà voce anche sul nostro blog, e ci aiuterà nello sviluppo di nuovi concept formativi ed eventi.

Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno seguito Ricerca e Formazione di Giovanni Matera sin qui, i più di 1.000 utenti che ogni giorno scambiano informazioni, idee e concetti su Facebook, e ringrazio anche tutti coloro che hanno collaborato e che collaboreranno al “Progetto RF” in futuro. Questo perché questo progetto, nato dalla voglia di affrontare il tema della Formazione all’interno dell’azienda di mobili che gestisco, la Matera Arredamenti, ha iniziato un cammino tutto suo! Le radici ovviamente non bisogna mai dimenticarle, così come non bisogna mai smettere di cercare e guardare anche oltre il nostro orizzonte!

Vi abbraccio tutti e vi do appuntamento a prestissimo! Grazie!

Con affetto,
Giovanni Matera